Kerkìs a Matera - I fuochi che annunciano l’arrivo di Agamennone si accendono sulla Città dei Sassi

Una scenografia teatrale molto suggestiva quella che ospita i versi dell’Agamennone di Eschilo portati da KERKIS a Matera lo scorso 19 giugno 2015, in occasione della XIV Edizione della Borsa di Studio Leonardo Calciani, dedicata ad un giovane materano scomparso prematuramente a soli 19 anni che tra le tante passioni aveva anche quella del teatro.

L’evento è stato promosso dall’Inner Wheel Sezione di Matera e organizzato da Gianluca Calciani, partner della società che ha finanziato le Borse di Studio e l’evento (Energy Management and Consulting – Roma). Il giovane imprenditore ha voluto accompagnare la cerimonia di consegna delle borse di studio con una performance di teatro classico con l’intenzione di proporre non solo un momento di intrattenimento, ma soprattutto un’ulteriore testimonianza dei valori che si trasmettono riconoscendo il talento e l’impegno delle nuove generazioni, dando spazio ad una realtà teatrale che nasce in seno all’Università Cattolica e si alimenta della passione e dello studio di giovani attori impegnati da anni in questo difficile percorso di ricerca.

Nello spazio del Monastero di Santa Lucia alla Civita, nel meraviglioso rione dei Sassi, risuona lo stile tragico e sublime di Eschilo che fa vibrare suggestioni senza tempo. La lettura teatrale dall’Agamennone di Eschilo portata da KERKIS ripercorre per frammenti una delle più grandi tragedie dell'antichità classica con tre attori, Christian Poggioni (Sentinella, Coro, Agamennone), Giulia Quercioli (Clitemnestra) e Chiara Arrigoni (Cassandra). In questo adattamento, che accoglie insieme alle parole di Eschilo gli interventi di un narratore testimone sbigottito dei fatti, il pubblico segue la vicenda della famiglia degli Atridi dai suoi antefatti, che riportano al giorno del sacrificio di Ifigenia e alla partenza della flotta verso Troia. Mentre la rete mortale intessuta dal destino si stringe intorno ai personaggi del dramma, il pubblico osserva le pareti del Monastero tingersi di rosso per accompagnare il culmine del pathos che si scioglie con il compianto sul corpo del re morto.

Con questa lettura teatrale Kerkís approda per la prima volta a Matera, la Città dei Sassi vincitrice della candidatura a Capitale della Cultura 2019, in occasione di un evento benefico che intende proporsi, nella volontà dei suoi promotori, come momento gioioso in cui il ricordo del giovane Leonardo si trasforma in speranza per le nuove generazioni.

A questo proposito parla direttamente Gianluca Calciani, giovane imprenditore materano, uno dei tanti che ha lasciato la città per studiare, andando poi a lavorare nel settore finanziario tra Londra, Roma e Milano, ma continuando a coltivare il desiderio di portare valore nella sua Matera e di farlo anche puntando a quei mondi distanti dal contesto della finanza che per vocazione guardano come alto scopo alla Bellezza e alla creazione di emozioni durature.

 

Puoi parlarci delle motivazioni della serata e del tuo intervento personale come finanziatore e organizzatore?

 

Il premio ha ormai una ricorrenza annuale da quattordici anni, io ho solo preso in consegna il testimone lasciatomi dall’Inner Wheel Club 210 Distretto di Matera e da mia mamma. Nel farlo, ho voluto dare all’evento una connotazione che a mio modo di vedere rifletteva le passioni e i desideri rimasti incompiuti di mio fratello. La morte – che è un’impossibilità oggettiva – ha negato a mio fratello il tempo e le opportunità. In cuor mio ritengo che i limiti economici, invece, siano valicabili e quindi non devono essere percepiti come un freno per chi ha desiderio e voglia di realizzarsi nella vita indipendentemente dalle proprie possibilità finanziarie. Ecco perché sono intervenuto, seppur con un piccolo contributo, ma che vuole significare una speranza per il futuro che sia possibile a volte fare affidamento sull’attenzione del prossimo.

 

Perché hai voluto per questa occasione il teatro e perché hai scelto proprio lo spettacolo classico prodotto dall’ Kerkìs?

 

Non c’è una motivazione di testa, ma di emozione e ammirazione. Sono stato catturato dalla passione di giovani che nell’assecondare una loro vocazione dedicano la propria vita ad un qualcosa che oggi, nostro malgrado, è percepito solo marginalmente. Certo il teatro era una passione di mio fratello, a cui va aggiunto il messaggio forte che traspare nella tragedia greca del “conoscere attraverso il dolore”, ma credo fortemente che la spinta vera derivi dalle emozioni che ho vissuto nel seguire a Milano gli spettacoli della compagnia Kerkìs la cui conoscenza è stata una piacevole eredità trasmessa dai miei affetti.

 

Qual è il messaggio che si vuole lanciare ai giovani con questa iniziativa?

 

Credo vivamente che il mondo sia cambiato e che abbiamo sempre più bisogno di emozioni e meno formalità. L’Italia è un paese che esprime con la sua bellezza un valore inestimabile, ma paradossalmente accessibile a tutti: ecco perché credo che i giovani che guardano e apprezzano quanto abbiamo ereditato e lo valorizzano nel suo insieme siano una vera speranza per il futuro. Speranza perché preserva innanzi tutto la nostra vocazione di Paese – il nostro è il Paese per eccellenza denso di storia, cultura, tradizione che nei secoli si è distinto coltivando l’arte e la bellezza. Il futuro, ne sono convinto, premierà chi nell’assecondare le proprie capacità lo farà con convinzione, passione e pazienza.

 

Qual è il tuo invito che rivolgi ai giovani?

 

La serata ha messo in mostra gruppi di giovani e non singole persone e credo che i risultati positivi siano tangibili. L’invito che mi sento di dare loro è che il mondo del lavoro oggi premia molto l’iniziativa e il coraggio. I giovani devono avere coraggio; sì, questo è sicuramente uno spunto essenziale. Devono avere, però, anche la capacità di trovare le persone giuste. Io ho avuto il destino di fare squadra, ciò mi ha supportato e questa è stata una delle mie vere fortune.

 

 

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