
Guardatemi, signori di Tebe,
unica rimasta della stirpe regale,
quali patimenti soffro e da chi, per aver onorato la pietà!
Due fratelli caduti nello scontro fratricida per il potere; un editto di Creonte che concede gli onori di sepoltura a Eteocle e li nega a Polinice, marchiato come traditore della patria.
Di fronte a questo comando si erge la voce di Antigone: una ribellione in nome delle leggi non scritte, dell’etica e del legame viscerale con il proprio sangue (gènos). Dalla sua scelta scaturisce un conflitto insanabile: tra individuo e potere, tra il dovere dello Stato e le ragioni del cuore, ma anche tra Antigone e la sorella Ismene, divisa tra terrore e sottomissione.
Una potente ironia tragica riannoda i fili con l’Edipo Re: laddove il padre cieco, prossimo all’esilio, implorava Creonte di proteggere le figlie ritenendo che i maschi avrebbero saputo badare a se stessi, il destino ribalta ogni previsione. Sono proprio i fratelli a distruggersi reciprocamente, lasciando interamente sulle spalle di Antigone e Ismene il peso morale e la memoria della stirpe.
La nostra messinscena dà voce anche al dramma speculare del potere: la cupa solitudine di Creonte, sovrano prigioniero della propria inflessibilità, che scoprirà troppo tardi e a carissimo prezzo come l’arbitrio della legge umana non possa mai recidere impunemente i vincoli sacri e non scritti del divino.
*possibile attivazione di una matinée previo raggiungimento del numero minimo di partecipanti
REGIA Christian Poggioni
TRADUZIONE E DIREZIONE DRAMMATURGICA Elisabetta Matelli
RIALLESTIMENTO Eri Çakalli
MUSICHE Paolo Tortiglione
SCENE Dino Serra
COSTUMI Chiara Barlassina
CON Andrea Antonioli, Roberto Bernasconi, Benedetta Drago, Matteo Fasolini, Francesca Ferrari, Tancredi Greco, Nour Hajjar,
Giada Kogoj, Giacomo Lisoni, Giulio Pullano, Francesca Redaelli, Tommaso Vailati, Lisa Zanzottera















