
MEDEA
di Euripide
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«Loro non sono più: questo ti morderà»
In questa tragedia potente e sconvolgente, Euripide mette in scena il dramma di Medea, principessa-maga straniera che si scontra con una società che la esclude e un uomo che la rinnega.
Trovatasi sola e destituita di ogni diritto in una terra che non è la sua, privata dei legami con una patria che ha scelto di tradire per favorire l’uomo che poi a sua volta ha tradito e abbandonato lei, Medea arriverà a compiere la scelta più efferata cui una madre possa ricorrere, simbolo di una rottura non ricomponibile dei rapporti familiari e dell’impossibilità di costruire una convivenza sulla fiducia nei patti.
Questo testo rappresenta una delle vette più alte, e al tempo stesso più inquietanti, della tragedia di Euripide, che da una parte scava nell’abisso dell’animo umano affrontando temi di un’attualità sconvolgente: il tradimento, l’esilio, l’identità violata e la vendetta estrema, ma dall’altra non mette in scena solo il dramma di una donna tradita, bensì l’epifania di una forza arcaica e sovrumana.
La scelta efferata dell’infanticidio smette di essere solo un gesto di follia per farsi simbolo di una frattura insanabile: il ritorno della Maga che, per rivendicare la propria identità violata, recide ogni legame con l’umano. Uno spettacolo che scava nelle radici del mito per restituirci una Medea totale: madre, sposa, maga capace di prodigi, ma soprattutto dea delle oscurità arcane, che domina gli elementi e il destino.

