
Troiane di Euripide
mar 28 lug
|Cortile d'Onore Palazzo Sormani, Milano
Ospite della rassegna "Menotti in Sormani"


Orario & Sede
28 lug 2026, 19:30 – 21:00
Cortile d'Onore Palazzo Sormani, Milano, C.so di Porta Vittoria, 6, 20122 Milano MI, Italia
Info sull'evento
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Troia non esiste più. Tutto scompare. Anche il nome della mia terra sparisce.
La scena si apre nei presse dell’accampamento dei Greci conquistatori di Troia, ormai espugnata e distrutta grazie all’inganno del cavallo. Gli dei della città hanno abbandonato i loro templi. Gli uomini troiani sono tutti morti. Restano solo le donne, private della patria, degli affetti e della libertà, che attendono di scoprire la sorte che toccherà loro per mano dei comandanti dell’esercito acheo.
Troja, in albanese e nelle sue forme arcaiche, vuol dire “terra”, ”patria”, “paese”. In Albania questa parola si usa anche oggi: gli albanesi chiamano il loro Paese Trojet tona, che vuol dire “Le nostre terre”.
I linguisti non sanno certificare una parentela precisa tra l’albanese e le altre lingue della cosiddetta ‘famiglia indoeuropea’, così come non sanno ricostruire l’etimologia del nome della città di Troia.
Questa strana coincidenza ci aiuta a rispondere a un interrogativo che abbiamo sentito come ineludibile, nel ridare vita e corpo a queste donne: che lingua avrebbero parlato le troiane? Che suono avrebbero avuto i loro lamenti all’orecchio dei greci? Come piangevano i loro morti, come cantavano le vicende di guerra, come pregavano i loro dei?
Abbiamo provato a fare allora una distinzione tra il linguaggio delle troiane e quello dei greci. Non solo nella parola, ma anche nel modo di vestirsi. I costumi popolari albanesi, pieni di simboli pagani, sono stati punto di partenza e ispirazione in questa ricerca di suoni e di immagini.
Euripide compone un coro tragico che non celebra la gloria delle armi, ma anzi ne mostra il prezzo, dando voce a chi solitamente resta nell’ombra: le vittime innocenti.
Troiane ci consegna così, con il racconto della distruzione di una città, una riflessione amara e ancora dolorosamente attuale sull’orrore insensato della guerra, sulla fragilità della condizione umana e sulla dignità che resiste anche nella sconfitta.
65^ STAGIONE ESTIVA DI TEATRO DI PROSA - TEATRO ROMANO DI GUBBIO
REGIA Eri Çakalli
ASSISTENTE ALLA REGIA Giacomo Lisoni
DIREZIONE DRAMMATURGICA Elisabetta Matelli
TRADUZIONE Roberto Bernasconi, Tancredi Greco, Giulio Pullano, Francesca Redaelli, Lisa Zanzottera
CONSULENZA METRICA Roberto Bernasconi
CANTI Adriano Sangineto
IDEAZIONE COSTUMI Alice Brignoli
REALIZZAZIONE COSTUMI: studenti dell’indirizzo Professionale moda dell’IIS “Caterina da Siena” di Milano
IDEAZIONE SCENE Matteo Ausili
REALIZZAZIONE SCENE ATTOSECONDO
CON Benedetta Drago, Matteo Fasolini, Francesca Ferrari, Marialuce Giardini, Nour Hajjar, Giada Kogoj, Giacomo Lisoni, Madalina Lupascu, Francesca Redaelli, Arianna Sangiuliano